Dopo il riacutizzarsi delle tensioni sullo Stretto di Hormuz, alle quali seguono contraddittorie notizie relative ad alcune unità mercantili colpite ed incendiate in seguito agli attacchi dei Pasdaran, cresce in queste ore anche il timore che lo Stretto di Bab el-Mandeb, che unisce il Mar Rosso all'Oceano Indiano: Teheran avrebbe chiesto agli Houthi di prepararsi a chiuderlo qualora si verificassero attacchi statunitensi rivolti alle infrastrutture energetiche iraniane, riaccendendo i timori (mai del tutto sopiti) riguardanti i flussi di traffico dei prodotti fossili. Così, dopo la crisi di Hormuz, il Mar Rosso, potrebbe diventare il nuovo fronte, che ingloberebbe, aumentandola esponenzialmente, la preoccupante crisi energetica da fonti fossili.
La chiusura dello strategico Stretto di Bab el-Mandeb potrebbe avere importanti ricadute sui commerci mondiali, bloccando un passaggio strategico largamente utilizzato dai Paesi esportatori di petrolio e gas naturale. Secondo le stime effettuate dall’EIA (U.S. Energy Information Administration), nel 2024 attraverso questo Stretto sono transitati mediamente circa 4,1 milioni di barili di prodotti petroliferi al giorno.
Bab el-Mandeb costituisce dunque una delle rotte alternative maggiormente utilizzate dagli esportatori di petrolio per raggiungere principalmente i mercati asiatici, che poi sono i maggiori acquirenti di prodotti fossili provenienti dall’area del Golfo Persico; infatti, circa 7 milioni di barili di petrolio vengono oggi trasportati tramite oleodotto fino alla città portuale saudita di Yanbu – ubicata sul Mar Rosso – per proseguire poi attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb per giungere nei porti asiatici.













