Sequestro di beni per 4,3 milioni revocato quattro anni dopo: l’avvocato barese Giancarlo Chiariello rientra in possesso delle sue proprietà, al termine del procedimento davanti al Tribunale di prevenzione. Immobili nel centro di Bari, contanti per un milione circa, un lingotto d’oro da 6mila euro e un orologio Baume & Mercier da 4.500 gli saranno restituiti.
Finisce così una costola dei processi penali, iniziati con l’arresto per corruzione in atti giudiziari – in concorso con l’ex giudice molfettese Giuseppe De Benedictis – e conclusi con la condanna a sei anni mentre il procedimento per evasione fiscale è ancora in corso. A quest’ultimo era connesso il sequestro, disposto in accoglimento della tesi della Procura, che lo definiva “fiscalmente pericoloso”. Avrebbe celato profitti in nero dell’attività legale, gli si contestava, dopo aver ottenuto da alcuni clienti – molti dei quali esponenti di spicco della criminalità organizzata – pagamenti in nero e in misura superiore a quanto indicato dalle tabelle professionali.
In particolare, i consulenti dei pm (Elbano De Nuccio e Giovanni La Sorsa) per calcolare le imposte evase avevano utilizzato le tabelle forensi moltiplicandole al 300 per cento – scrivono oggi i giudici della Prevenzione – ma i loro calcoli non combaciavano con quelli poi compiuti dall’Agenzia delle entrate nel corso degli accertamenti amministrativi. La “pericolosità sociale” di Chiariello è stata dunque “riperimetrata” ovvero ridimensionata in base ad alcune annualità (anno 2002 e dal 2018 al 2020) nelle quali sarebbero stati commessi reati fiscali con superamento delle cosiddette soglie di punibilità.







