L’ex 007 condannato per essersi appropriato dei soldi destinati agli informatori chiude anche il conto con la Corte dei conti: 6mila euro per il danno d’immagine arrecato ad Aisi e Arma dei carabinieri. Non i 18.600 euro chiesti dalla Procura contabile, ma una somma ridotta grazie al rito abbreviato. È l’ultimo capitolo della vicenda giudiziaria di Gianni Barca, 57 anni, nato ad Acquaviva Picena, ex comandante della stazione dei carabinieri di Brecce Bianche e dipendente dell’Aisi, l’Agenzia informazioni e sicurezza interna. La sentenza della Corte dei conti è stata depositata ieri. Il giudizio di responsabilità amministrativa è stato dichiarato estinto perché Barca ha versato quanto stabilito dal decreto che aveva accolto la sua richiesta di rito abbreviato: 3mila euro al ministero della Difesa-Arma dei carabinieri e altri 3mila euro alla Presidenza del Consiglio dei ministri-Aisi.
Nel gennaio 2021 Barca era stato condannato in primo grado a 3 anni e 10 mesi dal gup per peculato, truffa e accesso abusivo ai sistemi informatici. Secondo l’accusa, quando era in forza ai servizi segreti, avrebbe intascato soldi pubblici destinati all’attività d’intelligence, in particolare al pagamento di tre informatori. Barca era stato impiegato prima al centro territoriale di Perugia e poi, dal dicembre 2014 al giugno 2017, a quello di Ancona. Proprio in quella veste sarebbe stato il gestore diretto delle fonti e, per gli informatori con contributi limitati, l’incaricato della consegna del denaro. Il caso era stato seguito dalla Procura di Ancona e dai carabinieri della stazione di Brecce Bianche. Il procedimento penale è poi arrivato fino in Cassazione che nel 2024 ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’ex agente, rendendo definitiva la condanna per il capo relativo al peculato. La Corte d’appello di Ancona aveva confermato la responsabilità per accessi abusivi a sistema informatico e peculato, mentre il reato di truffa era stato dichiarato estinto per remissione di querela. Per la Procura regionale della Corte dei conti, la condanna penale definitiva e la risonanza mediatica della vicenda avevano prodotto un danno all’immagine per le amministrazioni coinvolte: l’Aisi e l’Arma dei carabinieri.






