PADOVA - Il prezioso reperto è stato ritrovato e consegnato al Comune. Una decisione propedeutica al recupero e alla valorizzazione del sito di straordinaria valenza storica in cui era collocato. Ieri nel cortile pensile di Palazzo Moroni c'è stata la simbolica consegna dell'antica Croce del Lazzaretto di Padova, ripescata dal canale Brentella 4 decenni fa, poi scomparsa e rinvenuta ora dal "Comitato per il Lazzaretto di Padova", il quale ha inviato un appello al ministro della Cultura Alessandro Giuli per la messa in protezione del luogo e per far sì che l'area, oggi occupata da campi ma sulla quale ci sono ancora lacerti che evocano la destinazione precedente, venga sottoposta a vincolo archeologico.
I corpi nascosti Tra l'altro nel sottosuolo sono presenti ancora le fosse comuni in cui sono stati sepolti i corpi di migliaia di padovani deceduti in quel posto, ma nessun cartello indica la presenza del camposanto. In municipio è stata presentata la Croce, benedetta da padre Federico Lauretta, parroco della Basilica di Santa Giustina, e illustrato anche il progetto di recupero e di riqualificazione lanciato dal Comitato stesso, fondato da Paolo Caratossidis, che ha in animo di costruire un percorso per la salvaguardia del Lazzaretto patavino attraverso la ricerca storica, la tutela dei reperti ancora esistenti. L'obiettivo è dar vita a un polo dedicato alla memoria delle epidemie da inserire negli itinerari culturali, storici fluviali e turistici, coinvolgendo la chiesa del Carmine con il riferimento alla Madonna dei Lumini, lo stesso canale Brentella, attraverso il quale gli appestati venivano trasportati dal centro città a Porta San Giovanni e da qui ai luoghi di isolamento. In tale scenario, quindi, i promotori, in collaborazione con i volontari del Museo Archeologico Ambientale delle Acque del Padovano, hanno avviato pure una sorta di "caccia al tesoro" per rinvenire le testimonianze materiali che sono nelle case dei privati, lanciando un appello a questi ultimi affinché le consegnino al Comune.La riflessione Prendendo spunto dalla recente pandemia di Covid, che per molti aspetti evoca quelle di altre gravi malattie infettive che si sono verificate nei secoli passati, l'assessore Andrea Colasio ha osservato: «Padova e il Nordest sono stati colpiti da varie ondate di peste e il Lazzaretto, che sorgeva in località Brentella su uno spazio molto ampio dove c'era anche il Pio ospedale, faceva parte di quel complesso sistema disposto dalla magistratura della sanità veneziana per tentare di arginare le epidemie. La Croce era un elemento connotativo di questo luogo, fondamentale all'epoca per gestire la quarantena e le persone malate, anche con la presenza di centinaia di soldati. Era molto grande e si presume che custodisca tra 4mila e 10mila sepolture. I lazzaretti spesso sono scomparsi dalla memoria collettiva, con alcune eccezioni come Venezia, e il ritrovamento della Croce, donata adesso con grande intelligenza al Comune, sancisce l'impegno di costruire un percorso condiviso con Comitato e Sovrintendenza perché questo luogo caduto nell'oblio sia suscettibile di tutela. È nostro dovere etico e politico culturale salvaguardare tale memoria, che rappresenta una parte importante della nostra storia collettiva».Il fondatore Caratossidis ha aggiunto: «È un onore per noi aver recuperato la Croce e averla donata a Palazzo Moroni. È il primo simbolo di una possibile rinascita: non soltanto una testimonianza del passato, ma il punto di partenza di un progetto rivolto al futuro sul quale c'è il nostro massimo impegno. Ora è importante proseguire nel lavoro di recupero della memoria e della valorizzazione di tale luogo. Stiamo raccogliendo le firme da inviare al ministro Giuli in modo da sottoporre tutta l'area a vincolo archeologico, per far sì che vengano difese soprattutto le fosse comuni che in questo momento non hanno neppure una recinzione. Desideriamo che il sito torni a essere quello per cui è nato, cioè un camposanto, mentre ora c'è solo il suo "fantasma". Pensiamo poi alla realizzazione di un percorso dedicato ai 3 secoli di storia pandemica a Padova che sono stati dimenticati».











