Nell’approssimarsi del trentaquattresimo anniversario della strage di via D’Amelio, appare opportuno formulare alcune considerazioni che, pur muovendo da una lettura necessariamente prudente dei fatti, intendono contribuire a una ricostruzione più ordinata e consapevole di una delle pagine più drammatiche della storia repubblicana. In tale prospettiva, la visita a Palermo della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, accompagnata da una significativa rappresentanza del Governo, intervenuta pochi giorni prima delle celebrazioni ufficiali, merita di essere registrata in termini positivi, quale segnale di rinnovata attenzione istituzionale verso il contrasto alla criminalità mafiosa. Ciò assume particolare rilievo in un momento nel quale la città appare nuovamente attraversata da preoccupanti segnali di recrudescenza del fenomeno mafioso, alimentato tanto da tradizionali dinamiche di controllo territoriale quanto da rinnovate alleanze criminali tra Cosa Nostra e forme di delinquenza comune radicate nei quartieri più fragili e marginali.
Rimane tuttavia irrisolto, e continua a imporsi con immutata forza, un interrogativo di fondo: per quale ragione Paolo Borsellino fu ucciso con tale urgenza e con tale violenza a soli cinquantasette giorni dalla strage di Capaci?










