L’artista bolognese ha regalato una notte di poesia e ricordi al suo pubblico che ha popolato la pulsante piazza Roma. In contemporanea al Baluardo Aaron Parks ha travestito da concerto una masterclass di Jazz. IL RACCONTO E IL COMMENTO

Non è poi molto distante San Luca. Solo un pugno di chilometri e i tornanti per arrivare davanti al suo altare. Osserva e protegge i suoi figli, li abbraccia il Santo di Bologna che ieri ha mandato uno dei suoi discepoli più amati a Modena, sul monumentale palco che il Jazz Open Modena ha edificato in piazza Roma per la prima edizione di una rassegna che sera dopo sera ha limitato molte imperfezioni, e ora risplende in questa torrida estate italiana di musica e speranza (a proposito acustica perfetta, una rarità in Italia). Luca Carboni e la sua band hanno tenuto compagnia per un’ora e mezzo a chi, per una sera, ha scelto il sogno e la nostalgia e ha chiuso in cantina una realtà che di onirico non ha neanche la percezione. Prima di lui sul palco i Tankus, band londinese in Italia ancora poco nota che ha coniato, per la sua musica, il concetto di gonzo rock 'n' roll ovvero una fusione di stili quali il New Orleans Jazz, il Psychedelic Rock e il Funk degli anni Settanta mentre testualmente si ispirano ai maestri della Beat Generation quali Allen Ginsberg, Jack Kerouac e Charles Bukowski. Contestualmente (e ribadisco che i concerti gratuiti del Giardino Ducale Estense non dovrebbero essere in sovrapposizione con quelli a pagamento per permettere a chi ha acquistato un biglietto di gustarsi un po’ di musica in più) i Godblesscomputers erano a ingresso libero mentre in quella bomboniera che è Il Baluardo si respiravano nell’aria le suggestioni di Aaron Parks. Il Baluardo è un’oasi nel deserto. Il Baluardo è accoglienza e fascinazione, ha una acustica impeccabile, custodisce, segnalata da una targa, la stanza dove Ciro Menotti attese la decapitazione il 26 maggio 1831. Fu un patriota, fu un protagonista del nostro Risorgimento: se oggi conosciamo la democrazia (nonostante le sue tristi ed evidenti derive sovraniste) è perché tanti giovani che credevano nella libertà hanno sacrificato la vita per farcela ereditare. E’ un dovere civile e umano proteggerla. Infine rinnovo l’invito al sindaco di Modena Massimo Mezzetti a invitare, nel 2027, un po’ di suoi colleghi e raccontare loro come una città costruisce, vive e gestisce un appuntamento internazionale. In primis una rappresentanza di Reggio Emilia, il solo capoluogo di provincia, tra Bologna e Piacenza, che questa estate ha spento quasi totalmente l’hype (per fortuna vanno a cassa dritta tanti comuni limitrofi, da Scandiano a Castellarano, quest’ultimo con la regia di Benny Benassi).