FONTE - Assolto per insussistenza di prove. È il verdetto pronunciato l'altro ieri dal tribunale di Treviso nei confronti di un cittadino camerunense accusato di maltrattamenti e violenza sessuale nei confronti della moglie. I due erano arrivati insieme in Italia a Lampedusa un paio di anni fa. La donna all'epoca era incinta. Dopo aver attraversato vari centri di accoglienza sono arrivati a quello di Fonte (oggi chiuso). È proprio lì che, secondo la Procura, si sono verificati i fatti contestati, in un periodo che va dal luglio 2023 al maggio 2025. L'uomo (difeso dall'avvocato Cristiana Polesel) è finito alla sbarra dopo la querela sporta ai carabinieri dalla moglie appunto, con accuse pesanti.
Aggressione alla Caritas, espulso il 29enne che ha attaccato l'operatore con un taglierino: «Non può tornare per 10 anni» LE ACCUSE La Procura lo accusa di aver maltrattato la compagna in più occasioni, fra le altre cose controllandone i contatti, impedendole di avere rapporti con le altre persone del centro di accoglienza e costringendola, a volte, a rimanere chiusa in camera da letto e a condividere con lui il telefono. Non solo: in un'occasione, dopo aver scoperto che la moglie voleva chiamare la madre per confidarle l'eccesso di gelosia del marito, la Procura contesta al camerunense di aver picchiato la compagna colpendola con uno schiaffo in faccia, pugni in testa e una gomitata sulla pancia, nonostante la donna fosse appunto in gravidanza. «Spero che tu muoia», le avrebbe poi urlato. Le accuse poi si fanno poi ancor più pesanti: in un'occasione, sempre secondo la ricostruzione della pubblica accusa, il camerunense avrebbe cercato di avere rapporti sessuali con la coniuge e, al rifiuto di lei, l'avrebbe colpita con violenti schiaffi anche al viso per poi inseguirla per le scale.Il fatto più grave nel luglio 2024, quando l'uomo - scrive il pm - avrebbe costretto la moglie a subire atti sessuali e, in particolare, mentre lei dormiva, sempre secondo la Procura, si sarebbe messo sopra di lei immobilizzandola e violentandola nonostante il suo rifiuto.Anziano si abbassa i pantaloncini e molesta una ragazzina di 15 anni sul bus, una passeggera chiama di nascosto i carabinieri: 75enne arrestato LA SENTENZA Il castello di accuse, tuttavia, non ha retto nel corso del processo: i giudici del collegio hanno ritenuto che non si fossero formate prove sufficienti in dibattimento per ritenere il camerunense colpevole di quanto gli veniva addebitato. In particolare, ha giocato un ruolo rilevante in questo senso la testimonianza resa in aula dalla stessa moglie, che ha ritrattato quanto verbalizzato in sede di denuncia, imputando il tutto a una traduzione errata, o comunque imprecisa, resa da un’operatrice del centro di accoglienza. Proprio quest'ultima è stata sentita nel corso dell'ultima udienza. Se i giudici hanno alla fine concluso per prosciogliere l'imputato dalle accuse, il pm Giulia Maria Rizzo ha invece chiesto la trasmissione degli atti in Procura per la camerunense, ritenendo la sua testimonianza troppo contraddittoria.









