di

Vera Martinella

Il fattore tempo è quasi sempre cruciale soprattutto per malati in stadio avanzato e metastatico. Importante ridurre la burocrazia

Per molti pazienti, e per i loro familiari, quella contro il tumore è anche una battaglia contro il tempo e ottenere una nuova cura, più efficace, può fare una grande differenza. È in questo contesto che ci sono sigle e numeri che possono essere complicati da comprendere, ma che possono anche salvare la vita e migliaia di malati di cancro ogni anno: nell'ambito dell'«early access» (ovvero l'«accesso anticipato») alle terapie innovative, innanzitutto c'è la legge 648 del 1996, ma sono importanti anche la legge 326/2003 e la 94/1998 e il cosiddetto «uso compassionevole». Di nuove soluzioni e di proposte per ottimizzare l’accesso precoce ai trattamenti antitumorali in Italia hanno discusso gli esperti dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) nei giorni scorsi a Bologna, dove sono stati presentati anche i dati di un sondaggio che evidenziano le principali difficoltà degli esperti italiani in materia.

400 giorni d'attesa per avere in Italia un farmaco approvato in UeSpecie per chi ha una neoplasia in stadio avanzato, metastatico, o chi ha già tentato tutte le terapie standard efficaci, ma non ne ha tratto i benefici sperati, per ricevere un nuovo farmaco velocemente può avere un ruolo fondamentale poter partecipare a una sperimentazione con una cura innovativa che non è ancora in commercio e che lo sarà (se si rivelerà efficace) anche dopo diversi anni. «In Italia le procedure di negoziazione del rimborso fanno sì che passi un tempo non breve prima dell’effettiva disponibilità in pratica clinica di un nuovo farmaco approvato dall’Agenzia Europea dei Medicinali (Ema) - sottolinea Massimo Di Maio, presidente nazionale Aiom -. Siamo fra i migliori Paesi europei per sopravvivenza e per accesso ai nuovi farmaci, ma i pazienti oncologici italiani devono aspettare oltre 400 giorni, cioè più di un anno, per ricevere i medicinali innovativi dopo l’approvazione europea. I tempi di latenza negli ultimi anni si sono ridotti: 10 anni fa superavano i 2 anni, ma si può e si deve fare meglio».