di
Massimo Gaggi
Il tycoon accusa chiunque non abbia votato la sua tentata stretta sui documenti elettorali
Chi, pur scioccato dagli attacchi di Donald Trump alle istituzioni poste a garanzia dell’equilibrio dei poteri, continua a credere nell’integrità del sistema elettorale, lo fa in base a motivazioni solide: in America la Costituzione è chiara nell’attribuire solo ai singoli Stati dell’Unione la gestione del voto, proprio per evitare possibili interferenze del governo centrale. E se serve qualche norma di portata nazionale che può incidere sul risultato delle urne, la competenza è del Congresso.
Col suo discorso della notte scorsa, che è solo l’inizio di una campagna presidenziale di interventi e interferenze sul voto, Trump ha lanciato attacchi a raffica — dai servizi segreti ai giornalisti ora accusati anche di essere sul libro-paga di Pechino — ma ha cercato soprattutto di demolire questi due bastioni costituzionali, relativi a Stati e Parlamento, che gli impediscono di esercitare i poteri assoluti ai quali aspira.











