Ritmi mandinka e lingua bambara portano lontano l’esperienza umana e artistica di Fatoumata Diawara, portandola nel tempo a collaborare con partner di livello quali Damon Albarn, Bobby Womack, Herbie Hancock, Tony Allen, Roberto Fonseca, Oumou Sangaré, Lauryn Hill, Jovanotti, e trasformandola nella moderna sacerdotessa della world music che affiora dall’ultimo album Massa, sesto capitolo di una discografia varata nel 2011. In scena stasera a Fano Jazz by the Sea, Fatou si presenta al pubblico della Rocca Malatestiana (alle 21) accompagnata da Jurandir Da Silva Santana alla chitarra, Fernando Javier Tejero alle tastiere, Velez Juan Finger al basso e Yves William Ombe Monkama alla batteria.
Fatoumata, in bambara ’Massa’ significa ’l’eterno’... "Per me, ‘Massa’ è una parola che porta con sé qualcosa di più grande di noi; parla di Dio, dell’Eterno, ma anche della fiducia che dobbiamo riporre nel disegno divino. Nella vita facciamo progetti, vogliamo controllare tutto, ma a volte il piano di Dio è diverso. Questo album parla dell’accettare quel percorso, anche quando è difficile. È anche il mio modo di dire grazie per la forza, la protezione e la luce che ho ricevuto".
Maternità, fede, perseveranza sono i valori della donna di oggi in un paese straordinario e complesso come il suo Mali? "Sì, penso che siano molto importanti. In Mali le donne portano un peso enorme: sono madri, lavoratrici, protettrici e guaritrici. Esse tengono unite le famiglie e le comunità, anche in situazioni estremamente difficili. La fede dà forza, la maternità insegna il coraggio e la perseveranza aiuta le donne ad andare avanti anche quando la società non rende loro le cose facili".








