Bergamo, 2 luglio 2026 – Basterebbero i nomi di partner altolocati come Damon Albarn, Bobby Womack, Herbie Hancock, Tony Allen, Roberto Fonseca, Oumou Sangaré, Lauryn Hill, Jovanotti a raccontare come i ritmi mandinka e la lingua bambara portato lontano l’esperienza umana e artistica di Fatoumata Diawara trasformandola nella moderna sacerdotessa della world music che affiora dall’ultimo album “Massa”, sesto capitolo di una discografia varata nel 2011.
In scena a Bergamo Jazz, “Fatou” si presenta stasera al pubblico del Lazzaretto accompagnata da Jurandir Da Silva Santana alla chitarra, Fernando Javier Tejero alle tastiere, Velez Juan Finger al basso e William Ombe Monkama alla batteria.
Fatoumata, lei ha debuttato a teatro appena sedicenne recitando nel ’98 in Antigone. Pensa di avere qualcosa in comune la principessa di Tebe?
“Antigone è una donna che segue la sua coscienza, anche quando c’è un alto prezzo da pagare è alto. Pure io, nella vita, ho dovuto dire di no a un destino che era stato scelto per me. Il teatro mi ha dato forza e Antigone mi ha insegnato che la voce di una donna può essere potente, anche quando è sola”.
Nell’ultimo album rende omaggio a suo padre Siné Bakary Diawara, anche se a vent’anni è dovuta fuggire da Bamako e dalla sua famiglia per evitare un matrimonio combinato.






