RIDRACOLI (Forlì-Cesena) Trentatrè milioni di metri cubi d’acqua: questa è la capienza massima dell’invaso di Ridracoli, che si trova nel territorio di Bagno di Romagna lungo il fiume Bidente, che da Santa Sofia scende e, dopo aver cambiato nome in Ronco, bagna Forlì e Ravenna. Le tracimazioni avvenute in primavera hanno messo al sicuro la Romagna per tutta l’estate. Ma secondo molti in futuro potrebbe non bastare. Il caldo di queste settimane ha riacceso, come una vampata, il dibattito: nuovi invasi, grandi, piccoli, oppure semplici derivazioni dai corsi d’acqua?
Il nuovo presidente di Romagna Acque, la società che gestisce Ridracoli e non solo, è il cesenate Fabrizio Landi. Linea appena ribadita: no a nuove dighe, niente laghi artificiali. Eppure un apporto extra è previsto: una conduttura – detta ‘gronda’ – da Premilcuore, piccolo paese della valle del Rabbi, fino a Ridracoli. C’è chi vorrebbe entrambe e chi nessuna.
Il sindaco di Forlì Gian Luca Zattini, civico di centrodestra al suo secondo mandato, per esempio, è stato pochi giorni fa proprio a Ridracoli, ricevuto dallo stesso Landi: "Bene la gronda – ha detto – ma serve di più, e dobbiamo pensarci adesso per i prossimi 50 anni". Insomma, un nuovo invaso. Concordano i colleghi di Portico e Tredozio, due Comuni di crinale: "Ogni paese di montagna dovrebbe avere il suo invaso da cui attingere acqua in emergenza", ha rilanciato il portichese Maurizio Monti. Come ha ricordato Zattini, si sono detti favorevoli, qualche anno fa, anche i sindaci degli altri capoluoghi romagnoli: Cesena, Ravenna e Rimini. Segni particolari: tutti amministrati, a differenza di Forlì, dal Pd.








