Un data center da 30 megawatt consuma e impatta quanto un'acciaieria di medie dimensioni: assorbe la stessa potenza elettrica, preleva enormi volumi di acqua per il raffreddamento, disperde calore nell'ambiente circostante e altera progressivamente il suolo su cui insiste. I big dell'intelligenza artificiale ne stanno costruendo di sempre più grandi, con una crescita che tra oggi e il 2030 potrebbe moltiplicare per mille l'impatto ambientale accumulato negli ultimi vent'anni. Eppure, fino a poco tempo fa nessuno aveva analizzato in modo sistematico cosa succede, dal punto di vista ambientale, intorno a queste strutture.
«Abbiamo cominciato a lavorarci quasi per hobby, senza un finanziamento che ci coprisse su questa tematica», racconta Andrea Marinoni, che oggi è Research Associate Professor presso il Dipartimento di ingegneria dell'Università di Cambridge, nel Regno Unito. «Ci siamo chiesti se questi data center, con i numeri che avevano, determinassero un impatto visibile persino dal satellite: così abbiamo iniziato a studiare come fosse cambiata la temperatura localmente, in corrispondenza di queste strutture, negli ultimi vent'anni. Ciò che abbiamo trovato ci ha fatto capire che stavamo guardando qualcosa che nessuno aveva ancora valutato e misurato nel dettaglio».









