<p>Il lungo ciclo di riforme delle pensioni che si è avviato in Italia dagli anni 90 ha delineato una architettura previdenziale complessiva in cui al pilastro di base, a natura obbligatoria e strutturato finanziariamente sulla ripartizione, si affiancano i fondi pensione, a natura volontaria, che capitalizzano i contributi versati.

Si attribuiscono in questo modo maggiori responsabilità ai singoli individui, richiedendo loro di pianificare attivamente la futura pensione per mantenere prospetticamente adeguato il proprio tenore di vita.

Assumono allora rilevante importanza le decisioni sul se e quando aderire, sul quanto versare, sulle modalità di investimento sia in fase iniziale che nel durante al progredire dell'età anagrafica in rapporto a quella richiesta per andare in pensione nel regime obbligatorio di appartenenza (se si sia per esempio lavoratori dipendenti o autonomi, uomini o donne) essendo l'allocazione degli asset un fattore determinante per il benessere finanziario futuro. </p><p>E' importante poi al momento del pensionamento la decisione sulla tipologia di prestazione per cui optare, ricordandosi a tal proposito come le novità introdotte dal 1° luglio dalla Legge di bilancio ampliano quella che si definisce come architettura delle scelte.