Molti ni, diversi sì, qualche no. La proposta di revisione dell’Ets presentata dalla Commissione Europea fa diversi passi in avanti ma non soddisfa pienamente chi auspicava una frenata nella corsa alla transizione energetica. Bisognerà soffrire ancora fino al 2030 per poi avviare la riduzione del tetto alle emissioni nel sistema di scambio delle quote. L’indice continuerà a diminuire ogni anno, ma a un ritmo meno sostenuto. Il fattore lineare di riduzione sarà fissato dal 4,4% attuale al 3,7% tra il 2031 e il 2035 (al centro delle attese della vigilia), e all'1,7% dal 2036, un livello più favorevole all'industria rispetto alle indiscrezioni circolate finora. Una clausola di salvaguardia prevede un riesame il primo gennaio 2033, in particolare su disponibilità e qualità dei crediti internazionali che potranno essere usati dal 2036.
GLI OBIETTIVI Lo sforzo della Commissione europea - fanno sapere da Bruxelles - è volto a rendere l'Europa il primo continente completamente alimentato dall'energia elettrica e a rafforzare il mercato del carbonio a sostegno dell'industria europea nella transizione verso l'energia pulita e l'elettrificazione. La Commissione valuterà un obiettivo indicativo di elettrificazione del 46% entro il 2040 nell'ambito del pacchetto sull'Unione dell'energia post-2030.Poste-Tim, via libera della Consob. Opas dal 20 luglio all’11 settembreIl raggiungimento di questo obiettivo potrebbe ridurre la spesa dell'Ue per le importazioni di combustibili fossili di 260 miliardi di euro all'anno entro il 2040. L’elettrificazione, secondo la Ue, comporta vantaggi sostanziali per l'economia, le imprese e i cittadini in termini di prezzi dell'energia più bassi e maggiore competitività, maggiore sicurezza e resilienza. «Abbiamo un approccio più a favore delle imprese che riconosce chi ha già investito nel futuro pulito. Il pioniere, l'innovatore continuerà ad essere premiato. Il nostro obiettivo è sostenere le industrie che stanno al centro dell'Unione Europea. Lo faremo ampliando le quote gratuite dopo il 2030, ma poi solo alle imprese che investiranno nella decarbonizzazione in Europa. Questa è una delle differenze chiave: quote gratuite non vuol dire soldi gratuiti. Il 100% delle quote gratuite dovrà essere investito in Europa nella decarbonizzazione. Questo, secondo noi, risponde al problema del fatto che alcune imprese si mettono solo in tasca i soldi vendendo sul mercato le quote»,ha detto il commissario europeo per l'azione per il clima, Wopke Hoekstra, nella conferenza stampa di presentazione della revisione del sistema Ets ,a Bruxelles. Per il ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso, le misure presentate sono «assolutamente insufficienti» e«troppo timide». Urso annuncia un confronto con il sistema produttivo e con gli altri Stati membri che condividono la richiesta di una riforma più incisiva.«L’Ets -dice -deve sostenere la decarbonizzazione senza trasformarsi in uno strumento di deindustrializzazione», obiettivo che, a suo avviso, «non viene centrato» dalle proposte della Commissione. Il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, riconosce invece un elemento positivo nel rafforzamento degli strumenti a sostegno degli investimenti per la decarbonizzazione industriale. Restano però aperti, sottolinea, nodi fondamentali come«la definizione dei benchmarke il sistema di assegnazione delle quote gratuite»,aspetti che dovranno essere affrontati durante il negoziato».LE REAZIONI La critica di Confindustria e del settore marittimo alla revisione dell'ETS: «La proposta europea di revisione dell’Ets - dice il presidente Emanuele Orsini - è, per l'industria italiana, insoddisfacente, come dimostra l’andamento odierno del prezzo delle quote sul mercato, che sono in aumento. Segno che ci si attendeva una revisione profonda che invece non c’è stata. La proposta della Commissione si limita a interventi con effetti solo marginali nel breve termine e non affronta le criticità strutturali del sistema nel contesto globale. Il meccanismo dell'Ets necessita di una profonda revisione se vuole essere coerente con l'obiettivo di riportare il peso dell'industria europea al 20% del Pil».Gli armatori stanno investendo miliardi per navi alimentate da combustibili puliti. Per Assarmatori la proposta di revisione «è troppo timida, pur contenendo importanti riconoscimenti delle istanze che abbiamo evidenziato più volte a Bruxelles. Nei prossimi passaggi in Consiglio e Parlamento ci aspettiamo un consolidamento degli aspetti positivi e interventi più coraggiosi». Il presidente Stefano Messina aggiunge: «I grandi assenti dal testo della Commissione sono gli strumenti necessari per tutelare i collegamenti con le isole maggiori e le Autostrade del Mare. Su questo, la parte più intransigente e miope della Commissione europea non ha voluto fare aperture».Ni anche da Alis, l’Associazione della logistica e dell’intermodalità sostenibile presieduta da Guido Grimaldi. «Il testo - ha detto Marcello Di Caterina, vice presidente e direttore generale - conferma la volontà dell’Unione Europea di mantenere l’Ets come strumento centrale delle politiche di decarbonizzazione del trasporto marittimo e, pur non risultando pienamente soddisfacente per la nostra associazione e per le imprese del comparto, recepisce istanze che Alis sostiene da tempo. L’istituzione del Sustainable Maritime Alternative Propulsion insieme agli altri strumenti finanziari previsti, rappresenta un primo e importante riconoscimento del principio sostenuto da Alis secondo cui una quota significativa delle risorse generate dal comparto marittimo debba essere reinvestita nello stesso settore per sostenerne sviluppo e trasformazione energetica e tecnologica». Delusione da parte di Confitarma. «Siamo fortemente delusi - dice il presidente Mario Zanetti - dal mancato coraggio della Commissione europea sull’Ets. Nella proposta di revisione il grande assente è il tema della competitività dell’industria armatoriale italiana ed europea. Riteniamo questo documento contraddittorio rispetto agli obiettivi stessi dell’Ets e quindi ribadiamo la nostra richiesta che il 100% dei proventi venga destinato alla decarbonizzazione del settore marittimo».












