Dopo anni di combattimento donchisciottesco contro il patriarcato teatrale che, tranne rare eccezioni, ha dominato la mia generazione nonostante fosse quella delle avanguardie anni 70, ho trovato uno spazio, mentale, fisico, politico, in cui mi sono sentita libera. Il potere in teatro è sempre stato nelle salde e misogine mani maschili. Ma all’Angelo Mai il respiro è diverso scorre trasversale è forte e armonioso, è respiro di donne. A ottobre 2025 ho inaugurato per prima il progetto Radicante, una serie di laboratori dedicati esclusivamente alle donne. Sono venute in tante, giovani e anziane di tutte le età (dai 19 agli 80), con ognuna le proprie fisicità, le esperienze, i vissuti, e i futuri, i domani da inventare, sovvertire, capire, in un accordo corale che non si è mai incrinato durante gli incontri anzi è cresciuto giorno dopo giorno in uno stato di ricezione, scambio e creazione di raro equilibrio. Un luogo dove tutto ciò è possibile, un rifugio del pensiero, un atto ostinato che va ad ogni costo difeso.

Ed è con ostinazione che, nonostante la terza chiusura dalla sua fondazione nel 2004 attuata da 12 poliziotti che col favore delle tenebre hanno approfittato di una dj session nel giardino per sigillare l’intera struttura, l’Angelo Mai continua ad agire all’esterno della propria sede e lo fa per ricordare il G8 di Genova di 25 anni fa. Il 20 e il 21 Angelo Mai e MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma danno vita a UN ALTRO MONDO E’ POSSIBILE?