Riusciranno i nostri eroi a impedire che, dopo le prossime elezioni l’Italia si ritrovi in una condizione che, con tutti i distinguo legati alla diversa situazione storica, si potrebbe paragonare a quella della repubblica di Weimar? Con gli estremisti, di destra e di sinistra, in forte crescita e con un grande potere di condizionamento sui governi? La democrazia sarebbe allora in gravissima difficoltà. Il primo segnale dei guai in arrivo consisterebbe nel fatto che la trasversale alleanza rosso-nera (i putiniani di sinistra e di destra) metterebbe subito in forse l’appoggio italiano a Kiev. E sarebbe solo l’inizio. Sono le ragioni per cui vale la pena di trattare un argomento che — va riconosciuto — è piuttosto noioso: la questione della legge elettorale.
Sembra che la cosa che più conti a proposito della legge elettorale che il governo Meloni sta cucinando sia quella delle preferenze. Tanto le liste bloccate quanto le preferenze presentano gravi (anche se fra loro opposti) inconvenienti. Sono gli inconvenienti che non ha il collegio uninominale. Ma il collegio uninominale è ormai fuori gioco e, in questa fase, è inutile occuparsene. Resta che la legge che si intende proporre (con o senza preferenze), per come è fin qui concepita, non sembra in grado di bloccare la crescita degli estremismi. Di destra e di sinistra. Ci potrebbe riuscire però un ballottaggio di coalizione. Come quello in vigore nelle elezioni comunali.












