di
Giusi Fasano
Mancano i fondi e i soldati. Kushner: «Nessuno ha il coraggio»
DALLA NOSTRA INVIATATEL AVIV - Jared Kushner la mette così: «Il cambiamento è come il paradiso: tutti vogliono andarci ma nessuno vuole morire». A modo suo sta dicendo che tutti chiedono un futuro per Gaza ma nessuno mette a punto «una riforma radicale» del sostegno finanziario e della distribuzione degli aiuti per «ribaltare le sorti» della Striscia. Una riforma che, anche se lui non l’ha mai menzionata, prevede di escludere o quantomeno marginalizzare l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, Unrwa, accusata da Israele di collegamenti con i terroristi di Hamas (sempre negati). Secondo Euronews il genero e consigliere non ufficiale di Donald Trump ha chiesto questo «nuovo approccio» per ricostruire Gaza collegato in videoconferenza a un incontro a porte chiuse tenuto a Bruxelles con ministri arabi ed europei, organizzato dalla commissaria Ue per il Mediterraneo Dubravka Šuica.
Kushner avrebbe liquidato gli sforzi di aiuto per Gaza fatti finora come «progettati passo dopo passo da Ong e terroristi», e pazienza se l’Ue, i cui rappresentanti lo stavano ascoltando, è il più grande donatore dell’Unrwa. Il genero del presidente Usa ha fatto «chiari collegamenti fra l’attuale sistema di aiuti umanitari e il finanziamento indiretto di Hamas», e ha ipotizzato il fallimento della ricostruzione di Gaza se i miliziani non saranno disarmati. Quell’espressione, «ricostruzione di Gaza», dovrebbe contenere i progressi del Board of Peace, l’organismo internazionale voluto e guidato dagli Usa per promuovere e garantire «stabilità, governance e pace duratura» nella Striscia. Ma il fatto è che da quando Donald Trump ha firmato lo statuto del Board, il 22 gennaio del 2026, i progressi sono pressoché nulli. Unica riunione plenaria: il 19 febbraio a Washington, quando il presidente americano, che ha istituito e presiede il Board, promise che lo avrebbe sostenuto con 10 miliardi di dollari, disse che altri 7 miliardi sarebbero arrivati da nove Paesi (Kazakistan, Azerbaigian, Emirati Arabi Uniti, Marocco, Bahrein, Qatar, Arabia Saudita, Uzbekistan e Kuwait) e disse: «Credo che non ci sia mai stato niente di più potente e prestigioso».









