Mario Roggero lo ha citato dal carcere di Bollate per sostenere la propria richiesta di clemenza: «Mattarella ha graziato uno scafista, dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza». Quel riferimento è ad Alaa Faraj Abdelkarim Hamad, cittadino libico la cui vicenda giudiziaria è diventata uno dei casi più controversi degli ultimi anni sul tema dell'immigrazione e della giustizia penale. Faraj aveva 19 anni nell'agosto del 2015 quando lasciò la Libia con l'obiettivo di raggiungere l'Europa. Secondo il suo racconto, sognava di diventare calciatore professionista e, come centinaia di altri migranti, pagò gli organizzatori della traversata per imbarcarsi verso l'Italia. Quel viaggio si trasformò però in una tragedia: il barcone sul quale viaggiava arrivò a Lampedusa con 49 migranti morti asfissiati nella stiva e oltre 300 superstiti. La condanna come scafista Dopo lo sbarco, Faraj fu inizialmente ascoltato come testimone. Successivamente la Procura lo individuò come uno degli uomini che avevano avuto un ruolo nella conduzione dell'imbarcazione. Al termine del processo fu condannato a 30 anni di reclusione per concorso nell'omicidio plurimo delle vittime e per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La sentenza è stata confermata in appello e poi resa definitiva dalla Cassazione. Fin dall'inizio Faraj ha sempre respinto le accuse, sostenendo di essere stato soltanto un migrante a bordo dell'imbarcazione. La sua vicenda è stata sostenuta negli anni da associazioni, giuristi e organizzazioni umanitarie, secondo cui il processo si sarebbe fondato su testimonianze raccolte nell'immediatezza dello sbarco e su un quadro probatorio contestato. Il libro scritto in carcere Durante la detenzione Faraj ha imparato l'italiano e ha scritto numerose lettere alla docente dell'Università di Palermo Alessandra Sciurba. Da quella corrispondenza è nato il libro "Perché ero ragazzo", pubblicato da Sellerio, che racconta la sua esperienza in carcere e la sua versione dei fatti. La sua storia ha raccolto il sostegno anche di don Luigi Ciotti e di numerosi accademici e associazioni impegnate sui diritti dei migranti. La grazia parziale del Presidente della Repubblica Nel dicembre 2025 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli ha concesso una grazia parziale. Il provvedimento non ha cancellato la condanna né dichiarato innocente Faraj, ma ha ridotto la pena residua di 11 anni e 4 mesi, consentendogli di accedere più rapidamente alle misure alternative previste dall'ordinamento penitenziario. Nelle motivazioni del Quirinale si richiamano diversi elementi: la giovane età del condannato all'epoca dei fatti, gli oltre dieci anni già trascorsi in carcere, il positivo percorso rieducativo certificato dalla magistratura di sorveglianza e il particolare contesto nel quale maturò il reato. Il provvedimento arrivò inoltre con il parere favorevole del Ministero della Giustizia. Perché Roggero lo cita È proprio questo precedente che Mario Roggero richiama oggi per sostenere la propria richiesta di grazia dopo la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per l'uccisione di due rapinatori avvenuta dopo la rapina alla sua gioielleria di Grinzane Cavour. Si tratta però di due vicende giuridicamente molto diverse: la grazia concessa ad Alaa Faraj non rappresenta un precedente vincolante. Ogni domanda viene infatti valutata autonomamente dal Presidente della Repubblica sulla base delle specifiche circostanze del caso concreto e dei pareri previsti dalla legge