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Serena Palumbo

Il sogno di diventare calciatore e il viaggio per tentare la fortuna. Alaa Faraj aveva 20 anni quando arrivò in Italia su un barcone carico di migranti morti, identificato e poi condannato come scafista. Atteso il processo di revisione

Quando salì su quel barcone aveva vent'anni, il sogno di diventare calciatore e un futuro ancora tutto da scrivere. Era l'estate del 2015 e Alaa Faraj Abdelkarim Hamad partiva dalla Libia senza dire nulla alla famiglia. Con lui due amici e un obiettivo comune: attraversare il Mediterraneo, arrivare in Europa e trovare una squadra disposta a puntare su loro. Un modo per emergere nello sport, certo, ma soprattutto per fuggire da un Paese dove la guerra civile, scoppiata dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi, non lasciava spazio alla speranza.

Undici anni dopo quel viaggio, il sogno di Alaa è rimasto fermo in mare. Ma il suo nome viene ora rievocato dal gioielliere Mario Roggero - condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere per avere ucciso due rapinatori - prima di entrare a Bollate: «A Mattarella cosa direi? Che ha graziato uno scafista che ha ammazzato 30 persone, ha graziato la Minetti, per cui io penso che il presidente dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza e poi vedere. Io me l’aspetterei la grazia».