Il mare di Sicilia non gode di buona salute. È quanto emerge dai dati diffusi oggi in conferenza stampa da Goletta Verde di Legambiente, che ha campionato 23 punti tra sei province dell'Isola - Messina, Trapani, Palermo, Catania, Caltanissetta e Agrigento - tra la fine di giugno e l'inizio di luglio. Il quadro è tutt'altro che rassicurante: il 70% dei punti monitorati, 16 su 23, risulta oltre i limiti di legge per criticità legate a una depurazione scarsa o inefficiente. Solo il 30%, appena 7 punti, rientra nei parametri consentiti.
A preoccupare è anche la scarsa informazione ai bagnanti: nel 43% dei punti campionati mancano i cartelli di divieto di balneazione, un dato comunque in miglioramento rispetto allo scorso anno ma ancora giudicato troppo alto. Ancora più critica la situazione sui pannelli informativi sulla qualità delle acque, assenti nel 91% dei casi monitorati: la loro presenza, ricordano da Legambiente, è responsabilità diretta delle amministrazioni costiere.
Tra i casi più critici c'è quello che riguarda da vicino Catania: il lungomare Galatea di Aci Trezza risulta fortemente inquinato ininterrottamente dal 2020, per un problema di depurazione noto da anni ma mai risolto, anche per i ritardi nella realizzazione del collettore fognario. Qui i volontari di Legambiente hanno srotolato uno striscione con la scritta "Che Vergogna", mentre i residenti hanno segnalato rifiuti e materiale di risulta sugli scogli adiacenti, aggravati anche dagli effetti del ciclone Harry, e hanno chiesto un intervento urgente per il ripristino del tratto di costa.










