La secrezione di cortisolo nei pazienti con tumori benigni del surrene non è stabile come si è ritenuto finora e può modificarsi nel tempo, influenzando il rischio di peggioramento dell'ipertensione arteriosa e un più elevato carico complessivo di fattori di rischio cardiometabolico. È il principale risultato di uno studio internazionale pubblicato su The Lancet Diabetes & Endocrinology, che ridefinisce la storia naturale di questi tumori e apre nuove prospettive per il monitoraggio clinico dei pazienti. Il lavoro porta la prima firma del Prof. Giuseppe Reimondo, del Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche dell'Università di Torino e della Medicina Interna–Endocrinologia dell'AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano, diretta dal Prof. Massimo Terzolo, Centro di Eccellenza ENSAT per la diagnosi, la cura e la ricerca sui tumori surrenalici.

Lo studio, il più ampio mai realizzato sull'evoluzione della secrezione di cortisolo nei pazienti con tumori benigni del surrene, ha coinvolto 2.525 pazienti seguiti per un periodo medio di quasi sette anni in 25 centri specialistici di 14 Paesi, nell'ambito della rete europea European Network for the Study of Adrenal Tumours (ENSAT).

I tumori benigni del surrene, spesso scoperti casualmente durante esami radiologici eseguiti per altri motivi, interessano circa il 3-7% della popolazione adulta. Una parte di questi produce cortisolo in eccesso, anche in assenza dei sintomi tipici della sindrome di Cushing, determinando una condizione nota come Mild Autonomous Cortisol Secretion (MACS). Il cortisolo, spesso definito “ormone dello stress, è un ormone fondamentale per la regolazione del metabolismo, della pressione arteriosa e della risposta immunitaria e, quando viene prodotto in eccesso, può favorire l'insorgenza di complicanze cardiovascolari e metaboliche.