Dopo mesi di pressing da parte del governo di Giorgia Meloni, Bruxelles mantiene la parola data e vara la revisione parziale del sistema per la tassazione del carbone. Che da oggi sarà più flessibile. Tutti i dettagli

Non è una vittoria dell’Italia, non del tutto almeno. Lo fosse stata, la questione si sarebbe risolta mesi fa, quando le imprese dello Stivale già boccheggiavano per colpa dell’impennata dei costi dell’energia, nei giorni in cui il mondo toccava con mano la crisi di Hormuz. Però almeno l’Europa ha mantenuto la parola, avviando una prima vera revisione del sistema per la tassazione del carbone, che nel gergo comunitario risponde al nome di Ets. Sono mesi, d’altronde, che il governo di Giorgia Meloni, anche sulla spinta di Confindustria, sta tentando di convincere Bruxelles a scardinare almeno in parte il meccanismo che forma il prezzo sul mercato all’ingrosso, modificando il sistema per cui i produttori di energia termica aggiungono il costo degli Ets nel prezzo a cui offrono la loro energia in Borsa.

Qualcosa, va detto, era già stato tentato con il decreto Bollette dello scorso febbraio, quando nel provvedimento varato dall’esecutivo per dare un po’ di ossigeno a famiglie e imprenditori, Palazzo Chigi aveva previsto la possibilità di scorporare le tasse dovute da chi inquina di più dal prezzo finale dell’energia. Ma serviva l’avallo dell’Ue, visto che il meccanismo è affare dell’Unione e non di un singolo Stato. Adesso qualcosa si muove, proprio nei giorni in cui Hormuz torna ad essere avvolto da una nube di incertezza. La Commissione europea ha presentato una attesa riforma del mercato delle emissioni nocive, noto per l’appunto con l’acronimo Ets, con l’obiettivo di quadrare il cerchio e venire incontro alle pressioni di alcuni settori industriali. Ma senza rimettere in discussione lo strumento nato venti anni fa per favorire e fluidificare la decarbonizzazione, quando il Green new deal non era nemmeno presente nel dizionario.