Pubblicato il: 17/07/2026 – 15:20

di Giorgio Curcio

MILANO «Quando arrivo io li faccio tremare a tutti». È una delle frasi che, secondo le motivazioni della sentenza del rito abbreviato del processo Hydra, restituisce il profilo di Giacomo Cristello, crotonese, inserito storicamente nella Locale di Legnano-Lonate Pozzolo e ritenuto dal giudice uno degli uomini della dimensione operativa del sodalizio mafioso lombardo. Cristello è stato condannato, nel troncone celebrato con rito abbreviato, alla pena di 11 anni e 2 mesi di reclusione. Una sentenza non definitiva, mentre il processo ordinario nato dalla maxi inchiesta della Dda di Milano è in corso in queste settimane davanti al Tribunale, con l’avvio dell’istruttoria dibattimentale e l’esame dei primi collaboratori di giustizia.

Le motivazioni dell’abbreviato

Il ruolo di Cristello, si legge nella sentenza, deve essere letto insieme al suo inserimento storico nella Locale di Legnano-Lonate Pozzolo e al rapporto con lo stesso Rosi. Secondo il giudice, Cristello avrebbe avuto una funzione prevalentemente operativa. Una funzione che, nelle valutazioni conclusive, si estende anche al sodalizio contestato al capo principale proprio per effetto della sua dipendenza dalle direttive e dalla programmazione di Rosi. Quest’ultimo, secondo la ricostruzione, avrebbe tentato non solo di riavviare l’attività della Locale, ma anche di estendere i propri piani oltre i confini tradizionali del contesto mafioso di riferimento, avvalendosi della struttura e degli uomini del gruppo di origine. È in questo quadro che viene collocata la figura di Cristello: non un nome isolato, ma un soggetto che, secondo le motivazioni, si muove dentro una rete di rapporti, riconoscimenti interni, ruoli e disponibilità operative.