Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiHo il terrore di aprire la cassetta delle lettere. Ogni volta che si intravede un pezzo di carta so che devo andare in Posta a pagare qualcosa. Tasse, utenze, bollette, bollettini. Il postino suona sempre due volte e il segreto è non aprire né all’una né all’altra. Nel palazzo in cui abito c’è però sempre qualcuno smanioso di dare il proprio contributo all’erario o di essere truffato da un finto operatore del gas, e alla fine, in un modo o nell’altro, il portalettere riesce quotidianamente ad accedere all’atrio con le sue raccomandate funeste. Sorride, quello strano individuo col casco appoggiato sulla fronte e la pettorina fosforescente. Sembra che provi un sadico piacere nel consegnare l’ennesima corresponsione ai contribuenti.
Sua Fosforescenza si è intrufolato nel mio condominio anche qualche giorno fa, quando ha infilato una busta sospetta nella cassetta delle lettere col mio nome. Che cosa avrei dovuto pagare stavolta? Ho preso la busta sospetta e sono mestamente rientrato in casa, nella speranza che si trattasse soltanto di un volantino pubblicitario o di un manifesto evangelico. Dopo un grande sospiro, con la mano sul fodero del bancomat, ho aperto la busta. Era una cartolina dalle vacanze. Non ne vedevo una da almeno vent’anni. Pensavo non esistessero nemmeno più. Invece era proprio una di quelle cartoline con diverse vedute del litorale, col mare azzurro e i fiori in primo piano. Proveniva da Viserba, una frazione di Rimini. «Saluti dalla Riviera», c’era scritto sul retro, accanto al francobollo e alla data. Perché i veri professionisti delle cartoline riportano scrupolosamente la data del giorno della spedizione.






