Cartoline e lettere arretrano, mentre rete fissa e mobile trasformano ogni giorno la comunicazione italiana in traffico dati misurato ovunque

C’è una cosa molto italiana, e un po’ malinconica, nel trovare una vecchia cartolina dentro un cassetto. Di solito sta lì tra garanzie scadute, fotografie venute male, biglietti di compleanno salvati senza sapere bene perché. Due righe storte, un francobollo, una città vista da lontano, una firma. Era comunicazione anche quella: lenta, fisica, affidata a mani, cassette rosse, borse postali, centri di smistamento, tempi morti. Oggi lo stesso impulso passa da una chat, da un vocale, da una foto mandata mentre ancora siamo in fila per pagare il caffè. La distanza si è accorciata così tanto che quasi disturba dirlo. Intanto la carta è rimasta indietro, con l’aria di una zia elegante che nessuno invita più alle feste.

Secondo la ricostruzione Istat sullo sviluppo di trasporti e comunicazioni, nel 1926 in Italia lettere e cartoline erano ancora diffusissime, malgrado un quarto della popolazione dai 6 anni in su fosse analfabeta: si contavano 2 miliardi di unità di corrispondenza inviate attraverso il servizio postale. Il massimo arrivò nel 1989, con 8,6 miliardi di missive. Poi la discesa. Oggi i volumi della corrispondenza cartacea sono tornati sui livelli di un secolo fa, sostenuti soprattutto dalle comunicazioni commerciali, mentre lettere personali e cartoline sono scivolate fuori dalle abitudini quotidiane.