Sudiamo. Diventiamo irritabili. A volte siamo talmente rabbiosi e animosi, che a confronto persino un Vannacci qualsiasi o un Cruciani urlante finiscono per diventare plausibili. Purtroppo è così: sale l’umidità, aumenta l’afa e cresce pure la tensione umana; è come se il caldo da bollino rosso diventasse il semaforo rosso della vita «normale», uno stop capace di cambiare i connotati della nostra (presunta) stabilità emotiva.

Però un esercizio Zen è possibile: proviamo a pensare a qualche beneficio inaspettato, a un regalo insperato della calura e, chissà, forse respireremo un po’, anche solo illudendoci. Cerchiamo di guardare il nostro mondo - ormai ridotto a una palla bollente e astiosa - da un punto di vista nuovo, sognante. Ecco sorridere gli eterni insoddisfatti: i fissati per la linea che non stanno mangiando perché fa caldo, finalmente sono dimagriti davvero; quelli che non leggono un romanzo da anni passano le notti afose e insonni con un libro tra le mani. E poi, che notizia: i musei che registrano ingressi super (+15% a Torino in pochi giorni!), perché in alcune città si concedono fresco e cultura gratuitamente ad anziani e bambini. La calura potrebbe far nascere un universo migliore. A Washington non si è fatta la parata dell’Independence Day davanti a Trump (e che festeggiare? la follia della guerra?) perché le temperature alte hanno bloccato lo show; mentre in Italia e soprattutto al Sud finalmente c’è il via ai controlli per evitare i lavori pesanti nelle ore più calde. E poi: è saltato a Londra per l’ondata di temperature incandescenti il previsto summit sul caldo estremo. Paradossale, assurdo. Ma pure un effetto sotto sotto positivo perché realista: in decenni di summit, nulla si è fatto; il caldo non è ancora emergenza di potere. E quindi, tanto vale che si taccia, sudando. Come sempre.