Nel 2025 nei 138 Comuni dell’area del cratere del Sisma 2016 - il territorio dell’Appennino centrale colpito dalle scosse tra Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo - sono stati attivati 106.116 contratti di lavoro. È il valore più alto della serie storica disponibile, che parte dal 2014, e il terzo anno consecutivo di crescita. Rispetto al 2016, anno del sisma, l’incremento è del 54%; rispetto al 2019, ultimo anno pre-Covid, del 9,6%, secondo i dati elaborati dal Servizio Statistico di Sviluppo Lavoro Italia per la Struttura Commissariale sulla base delle Comunicazioni Obbligatorie.

«Negli ultimi tre anni abbiamo avuto un cambio di passo importante - spiega Guido Castelli, senatore e commissario alla ricostruzione -, le liquidazioni alle imprese che lavorano nei cantieri e conseguentemente l’occupazione documentano che ci attestiamo a una percentuale di occupazione anche superiore a quella nazionale». In quello che Castelli chiama «il cantiere più grande d’Europa», la ricostruzione privata ha superato gli 8 miliardi di contributi liquidati, a fronte di un danno complessivo stimato in 28 miliardi. La composizione settoriale della domanda è il dato che merita più attenzione. Il primo settore per contratti attivati nel 2025 è quello degli altri servizi collettivi e personali, con 18.819 attivazioni pari al 17,7% del totale, seguito da alberghi e ristoranti (17.949, 16,9%) e da istruzione, sanità e servizi sociali (17.585, 16,6%). Le costruzioni sono al quarto posto con 14.563 attivazioni e una quota del 13,7%, in accelerazione del 16,6% sul 2024. L’86,3% dei contratti nasce quindi fuori dall’edilizia. Nei Comuni più danneggiati, il cosiddetto “cratere ristretto”, le attivazioni sono cresciute del 14,2% in due anni, oltre tre volte il ritmo dell’intera area. Qui le costruzioni sono il primo settore, con 5.132 attivazioni pari al 25,9% e una crescita del 31,5% in un anno. Il 44,5% dei neoassunti ha meno di 35 anni e il 24,3% è di cittadinanza straniera, in un contesto demografico più anziano della media nazionale.