di Giovanni Viafora
Diciotto cartelli disseminati per tutta la valle d’Ampezzo raccontano (anche in versione multimediale) scrittori, attori e artisti che hanno visitato il territorio. Obiettivo: restituire al paesaggio la memoria della felicità che ha saputo ispirare
Ecco quel lago, lassù tra Cortina e Misurina, che migliaia di persone fotografano ogni giorno senza sapere: lo chiamano Sorapis, e ha un azzurro così irreale – latte e turchese, polvere di roccia disciolta nell’acqua di ghiacciaio – da sembrare inventato apposta per i selfie. Eppure quasi nessuno, tra quelli che salgono fin là, sa che a quelle “poche spanne d’acqua” Eugenio Montale dedicò dei versi, a distanza di anni dalla salita compiuta con Drusilla Tanzi, il suo “insettino”: un’escursione quasi miracolosa, depositata poi nel Diario del ’71 e del ’72. Inconsapevoli, i turisti. O meglio: inconsapevoli finora. Perché adesso, volendo, possono sapere. Possono ricordare.A dirglielo è “Accadde a Cortina”, il primo museo diffuso della letteratura delle Dolomiti: un itinerario di diciotto cartelli – bellissimi, in acciaio corten, del colore della ruggine e insieme del legno vecchio – disseminati per tutta la valle d’Ampezzo. Compiono ora un anno. Li ha pensati “Una Montagna di Libri”, la festa internazionale della letteratura che da diciassette anni Francesco Chiamulera porta all’ombra delle Dolomiti, e fanno una cosa sola, semplice e preziosa: ricordare al viandante quali frammenti di storie – di letteratura, di cinema – si siano depositati in un certo punto del paesaggio, ispirati da uno scorcio, da un sentiero, da una radura nel bosco. È, in un certo senso, il festival che esce dalle sale e si fa acciaio e paesaggio: la pagina riportata esattamente dove è nata. Grande idea. E di questi tempi effimeri e digitali…








