di Francesco Battistini
La crisi che con Nasser portò al controllo del traffico navale ancora oggi garantisce allo Stato 18 miliardi di dollari l’anno. Il Paese ha visto la costruzione di grandi opere e anche l’estensione della capitale. Ora con Al Sisi comanda sempre la casta degli ufficiali, la corruzione blocca le riforme e la paura resta protagonista. Insieme alla crisi energetica, la piaga economica peggiore
«Comprate i Rais Nasser! Comprate i Rais Nasser…!». Al suk del Cairo, dove Nagib Mafuz annusava gli umori dell’Egitto per poi descriverli nei suoi romanzi, i datteri migliori vengono chiamati coi nomi dell’attualità. Dopo l’11 Settembre, i più buoni erano i Bin Laden o i Saddam, e i Bush i peggiori. Poi fu il turno degli Obama, quando il presidente americano venne a fare un famoso discorso sulle libertà del Medio Oriente, scatenando le Primavere arabe. Dopo la caduta di Hosni Mubarak, il meglio erano diventati i Fratelli musulmani (che avevano vinto le elezioni) e i più scadenti i foloul, termine che indicava i residui del vecchio regime. Oggi, neanche a dirlo, la qualità più pregiata sono gli Al Sisi. «È una tradizione che risale ai tempi di Nasser», spiegano le guide ai turisti. E c’è un giorno preciso in cui tutto cominciò: il 26 luglio 1956, un giovedì, con le palme che davano i più dolci dei frutti e con Gamal Abdel Nasser, il primo dei Rais, che ridava agli egiziani il Canale di Suez e un orgoglio dimenticato.







