Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi ha messo a segno un altro colpo nella sua strategia di presentazione di opere faraoniche destinate a promuovere il suo regime agli occhi del mondo e ad alterare gli spazi urbani e la memoria del paese. Il 4 luglio Al Sisi, in uniforme militare, ha inaugurato il nuovo quartier generale del comando strategico dell’Egitto nel corso di una trionfale cerimonia che prevedeva anche l’esibizione di bande musicali, coreografie e spettacoli aerei. Chiamato Octagon, in un apparente riferimento al Pentagono statunitense, il quartier generale è un riflesso delle ambizioni dell’Egitto di porsi come potenza militare regionale.

Il sito copre un’area di più di nove chilometri quadrati nella Nuova capitale amministrativa, la città voluta da Al Sisi in mezzo al deserto, 45 chilometri a est del Cairo, con l’obiettivo dichiarato di risolvere i problemi di sovrappopolazione e inquinamento della vecchia capitale. La nuova città senza nome, la cui costruzione è cominciata circa un decennio fa per un costo stimato di 58 miliardi di dollari, dovrebbe ospitare le sedi del governo e delle istituzioni, oltre a un quartiere finanziario. Presentata dal governo come un simbolo del glorioso futuro dell’Egitto, secondo i critici illustra invece il tentativo del potere di allontanarsi dalla popolazione ed evitare che possa ripetersi una rivoluzione come quella che rovesciò il regime di Hosni Mubarak nel 2011.