Domenico Cichello è destinato a tornare in libertà. Il 54enne originario di Filandari, coinvolto nelle maxi-inchieste Rinascita-Scott e Maestrale, ha ottenuto una pronuncia favorevole dalla Corte di Cassazione sulla decorrenza dei termini della misura cautelare. La Suprema Corte ha trasmesso gli atti alla Corte d’Appello, che dovrà riesaminare la posizione dell’imputato tenendo conto del principio stabilito dai giudici di legittimità. Dal nuovo calcolo dei termini dovrebbe derivare la cessazione della custodia cautelare e, quindi, il ritorno in libertà di Cichello.
Il 54enne viene indicato dall’accusa come il presunto braccio destro di Giuseppe Antonio Accorinti, ritenuto dagli inquirenti esponente di vertice del locale di ’ndrangheta di Zungri. Si tratta di una ricostruzione accusatoria sottoposta al vaglio dei diversi gradi di giudizio, rispetto alla quale resta ferma la presunzione di non colpevolezza fino a un’eventuale sentenza definitiva. La decisione della Cassazione non riguarda direttamente il merito delle contestazioni, ma esclusivamente la durata e la decorrenza della misura cautelare applicata nell’ambito dei due procedimenti.
Il ricorso sulla retrodatazione della misura
Al centro della vicenda c’è la richiesta presentata dalla difesa di Cichello, rappresentata dagli avvocati Tommaso Zavaglia ed Elisabetta Ascone, per ottenere la cosiddetta retrodatazione dei termini cautelari. Il Tribunale della libertà di Catanzaro aveva inizialmente rigettato l’istanza. Contro quella decisione, i legali hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione, sostenendo che gli effetti della misura disposta nell’inchiesta Maestrale dovessero decorrere dalla data di esecuzione della precedente ordinanza emessa nel procedimento Rinascita-Scott.











