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Lo scorso 12 giugno SpaceX, l’azienda aerospaziale di Elon Musk, si era quotata in borsa con l’offerta pubblica iniziale (IPO) più grande della storia: nessuna azienda, cioè, quotandosi per la prima volta aveva mai raccolto così tanti soldi dalla vendita delle proprie azioni. È passato poco più di un mese, e dopo le prime settimane di grandi rialzi il valore delle azioni è sceso persino sotto al loro prezzo iniziale, cioè 135 dollari.

Ci sono ragioni tecniche, ma soprattutto sembra che il grande entusiasmo per i titoli di SpaceX sia già finito. In parte è fisiologico: le aziende di nuova quotazione attirano sempre molto interesse nelle prime fasi, ma poi le negoziazioni si normalizzano. Per un’azienda come SpaceX però è un problema enorme, dato che il valore delle sue azioni è sostenuto quasi esclusivamente da quel genere di entusiasmo intorno ai suoi progetti. I risultati economici, infatti, sono ancora insoddisfacenti.

L’IPO è appunto il processo con cui un’azienda privata offre per la prima volta le proprie azioni sul mercato e si quota in borsa, permettendo a chiunque di comprarle e venderle. SpaceX aveva raccolto 75 miliardi di dollari dagli investitori vendendo una frazione molto piccola delle sue azioni: il 4,2 per cento in tutto (questa frazione è chiamata flottante), cioè 555,6 milioni di azioni, al prezzo di 135 dollari l’una, a fronte di una richiesta di quattro volte tanto. In quel momento l’azienda partiva da un valore di 1.770 miliardi, ottenuto cioè moltiplicando 135 dollari per tutte le azioni dell’azienda.