Caro non vuol dire necessariamente buono. E la marca non basta perché un prodotto sia quello giusto da acquistare. Sono questi i due "criteri del carrello" da tener presenti quando si va a fare la spesa. Perché al supermercato si può ben dire che vince chi convince. E merita di esser portato a casa nella sostanza, e non nella forma spesso fatta di tentazioni e illusioni. Lo conferma un'analisi condotta da Altroconsumo B2You sulle scelte degli acquisti secondo cui solo un intervistato su quattro ritiene che il prezzo sia spesso un buon indicatore della qualità. A definire quest'ultima sono soprattutto elementi concreti come gli ingredienti e i materiali impiegati, oltre all'origine e la provenienza delle materie prime. Quel che pesa meno è invece la "marca affidabile" che non garantirebbe la qualità. Come dire non è una salsa o una confezione di biscotti "firmati" a fare la differenza.

La fiducia dei consumatori non sembra più poggiare automaticamente sui brand dei prodotti più costosi: non basta più avere un nome riconoscibile che per il solo fatto di costare di più dovrebbe essere migliore di altri. La fedeltà a un marchio conosciuto non è più incrollabile: a più di 600 intervistati è capitato di smettere di acquistare almeno un prodotto che prendeva abitualmente perché aveva trovato un'alternativa ritenuta migliore. E anche a un costo inferiore del proprio marchio del cuore che era aumentato di prezzo. La scelta ora si basa più su confronti, verifiche e ricerche di informazioni soprattutto on line: quasi la metà delle persone intervistate, circa 430 su mille, ha dichiarato di informarsi in rete quando ha dubbi su un prodotto.