Una struttura pubblica per la salute mentale nella periferia di Roma è ferma dal 2023. I pazienti sono stati trasferiti in una sede con la metà dei posti e spazi meno adatti, mentre Ater e Asl si rimpallano le responsabilità sui lavori

Da tre anni una comunità psichiatrica pubblica di San Basilio, nella periferia di Roma, è chiusa perché dichiarata inagibile. Nel frattempo, la Asl locale continua a sostenere il costo di una guardiania 24 ore su 24 per evitare occupazioni abusive, mentre i pazienti sono stati trasferiti in una struttura con la metà dei posti letto e spazi ritenuti meno adeguati. È la vicenda del Centro Urbania, protagonista di uno stallo tra ATER (Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale), proprietaria dell’immobile, e Asl Roma 2, che ne è utilizzatrice. Una situazione che associazioni, residenti e politica definiscono ormai insostenibile.

Tre anni di guardiania: «Uno spreco di denaro pubblico»

La comunità psichiatrica di piazza Urbania, considerata per anni un punto di riferimento della sanità pubblica e della salute mentale in un quartiere segnato da fragilità sociali e criminalità, era stata inaugurata nel 1995. Una prima chiusura era arrivata nel 2017 a causa di crepe nei muri e nei pavimenti. Dopo un intervento di ATER, ente pubblico economico regionale che gestisce il patrimonio di edilizia residenziale pubblica, la struttura aveva riaperto nel 2018, per poi essere nuovamente dichiarata inagibile nel 2023. Da allora, però, la Asl continua a pagare una guardiania H24, organizzata su tre turni giornalieri, per impedire occupazioni abusive. Secondo alcune stime, si tratterebbe di una spesa di oltre 200mila euro in poco più di tre anni, cifra che Asl non ha però confermato.