di Carlo Sorgi*
Partiamo dalla Costituzione e dall’art. 11, leggiamolo tutto: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.
Spendere soldi per armarci come singolo Stato in un contesto di grande difficoltà sociali è assolutamente miope. Però rischia di risultare utopistico, anche alla luce della scelta pacifista della Costituzione, essere contrari ad una difesa comune europea, in chiave di mera deterrenza. Questa scelta ci permetterebbe di organizzarci in scala più ampia e consentirebbe di risparmiare risorse da investire nel miglioramento della vita delle persone.
Come fare per liberare queste risorse senza incidere sulla spesa sociale? Facciamole pagare ai super ricchi.
Riprendiamo la Costituzione all’art. 53: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Nello scenario più selettivo il contributo riguarderebbe lo 0,1% più ricco della popolazione, circa 50mila adulti con patrimonio netto oltre 5,4 milioni. Sotto nulla; sopra solo l’eccedenza, con aliquote marginali dell’1, 2 e 3%. Gli esempi contano più degli slogan. Chi possiede 6 milioni netti pagherebbe 6mila euro l’anno. Chi ne possiede oltre 10 netti meno di 60mila.







