Quando si giunge in un luogo, qualunque esso sia, con una guida in mano si rischia di ridurlo a un elenco di monumenti, una lista della spesa da spuntare senza approfondire. In Catalogna succede tutt’altro. Il suo territorio si apprezza cogliendolo in movimento, entrando nei posti mentre vengono usati, ascoltati, cantati e mantenuti da chi ancora li vive. Il calendario dell'anno ruota attorno a due figure. Antoni Gaudí, a un secolo dalla scomparsa, torna al centro con un programma che tocca Barcellona e Reus, la città natale. Si risale alle origini di uno stile costruito osservando la natura, mentre la Cripta della Colònia Güell mostra la sperimentazione strutturale allo stato puro, lontano dalle folle del Passeig de Gràcia. Sulla Sagrada Família, lo sguardo svetta dalla completata Torre di Gesù. Il Museu d'Història de Catalunya dedica all'eredità gaudiniana una grande mostra.

L'altro personaggio è Pau Casals, fondatore della moderna tecnica violoncellistica, di cui ricorre il centocinquantesimo anniversario della nascita. Per il maestro, la musica valeva come lingua condivisa, strumento di pace e di identità. La sua Fondazione ha programmato oltre sessanta iniziative fra concerti, mostre e attività educative, con Barcellona fra i centri principali. A El Vendrell, la casa museo affacciata sul mare della Costa Daurada restituisce l'uomo prima della carriera e il Festival Internazionale di Musica propone un'edizione speciale.