La ricorrenza è nota. Intorno alle sei del pomeriggio del 7 giugno 1926, Antoni Gaudí i Cornet si stava recando alla sua messa quotidiana in piazza Sant Felip Neri. Un angolo nascosto nel cuore del Gòtic di Barcellona, dove la comunità locale, sempre più ridotta – incarnata nei bambini di un centro educativo che giocano in questa sorta di cortile – resiste ai 26,1 milioni di turisti che ogni anno visitano la città, in gran parte per godersi l'eredità del più emblematico architetto catalano.

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Le cronache dell'epoca raccontano che, mentre il tarragonese attraversava la Gran Via tra gli angoli smussati di Bailèn e Girona, si incrociarono due tram della linea tra plaza de Tetuán e passeig de Gràcia. Gaudí fece un passo indietro per evitare uno di loro, ma fu investito dal secondo. Il luogo dell'incidente è equidistante, a 20 minuti a piedi, da due delle sue opere più celebri: casa Milà (conosciuta popolarmente come la Pedrera) e la basilica della Sagrada Familia.

L'incidente gli provocò un trauma cranico, diverse costole rotte e il trasferimento, prima, a una casa di soccorso in Sant Pere Més Alt (poiché non fu riconosciuto dai due passanti che lo aiutarono) e poi al vecchio ospedale della Santa Croce, dove morì circa 48 ore dopo, a 74 anni. Fu sepolto nella cappella di Nostra Signora del Carmine, nella cripta della sua opera più famosa e ancora incompiuta.