Partiamo dalla fine, dunque da questa estate in tour: come spieghereste un vostro concerto?
Siamo in tre sul palco con i nostri strumenti e le nostre canzoni, ci divertiamo sempre. Sono tutte canzoni scritte ultimi due anni, è un concerto carico.
Oltre ai vostri live siete stati in Mongolia e a Pechino con i C.S.I.: cosa resterà per sempre con voi di quella esperienza?
E’ stato psichedelico, Pechino è una città impressionante, silenziosa, pulita, una megalopoli trent’anni avanti. La Mongolia ha una metropoli in divenire, in costruzione, è un ambiente nomade dove in periferia trovi i capannoni industriali e le tende. Fuori dalla città la natura selvaggia, ricorda l’Islanda e Campo Imperatore in Abruzzo per la sua potenza. Dove abbiamo suonato era in mezzo al niente, un Festival nella steppa che dura tre giorni, noi abbiamo suonato il 4 luglio, l’ultimo giorno, ed è bellissimo con quella ambientazione.
I mendicanti di poesia che citate in Bancali sono i carbonari che aderiscono alla comunità elettro-acustica post agricola oppure sono i moderni sognatori?







