La serata è iniziata quasi all’improvviso, quando il vento tiepido di una Capitale che si apre all’estate ha accompagnato Gazzelle all’ingresso e poi sul main stage. L’inizio dell’esecuzione di "Punk" a cappella ha risvegliato tutti dal torpore e le piccole sbavature, dovute al tuffo al cuore del popolo raccolto, sono diventate un lontano ricordo quando la musica l’ha raggiunto e le prime, flebili voci si sono alzate. A fare da cornice c’era il nucleo di una città bellissima, che ha da poco indossato l’abito più appariscente: quello della stagione delle brezze e del calore. Alle spalle dell’artista, poi, un gioco di grafica in stile Oasis, il gruppo che è per lui stella polare e muro portante. Tra un “Daje regà” e tanti “Grazie mille”, il concerto ha preso slancio fin da subito con grandi successi come “Meglio così” e “Fottuta canzone”, ma è su “Sbatti” che il pubblico ha avuto il primo, vero sussulto. Tra grumosa nostalgia e voglia di cantare a squarciagola, il cantautore è arrivato quasi alla fine del primo blocco con la carica degli applausi e l’entusiasmo di poter smorzare la tensione con la compagnia di un amico. O forse un fratellino minore. “Fla’, sto qua. Mi hanno detto che ero giusto adesso”: così Fulminacci, artista dello stesso roster, ha fatto irruzione sulla scena e ha catturato l’attenzione di Flavio Bruni Pardini, questo il vero nome del cantautore protagonista. La gag, sulla posizione dell’esibizione in scaletta e sul cappello dell’ospite Filippo Uttinacci con su la scritta “Milano”, ha suscitato la prima risata di pancia e preceduto la performance pensata per “Milioni”. “Vie’ qua Fili, guarda che roba”, ha suggerito Gazzelle al compagno di avventure.