Un dato molto più basso rispetto alla media regionale, che supera il 34%Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciOgni giorno a Macerata vengono immessi nella rete dell’acquedotto 192 litri d’acqua a testa, 27 dei quali, cioè il 13,9%, si perdono per strada. Sono molto pochi. Il valore percentuale non solo è molto più basso rispetto alla media regionale (34,4%), ma anche alla perdita media delle reti nell’Ato 3 di Macerata (quasi 5mila chilometri), che risulta di poco superiore al 35%, e a quello registrato negli altri capoluoghi marchigiani (a Pesaro le perdite sono il 36,9%, ad Ancona il 31,2%, a Fermo il 27,3%, ad Ascoli il 24,5%). Non a caso Macerata, in una graduatoria che comprende 109 capoluoghi, risulta la settima città più virtuosa d’Italia. Meglio di lei solo Como (9,2%), Pavia (9,4%), Monza (11%), Lecce (12%), Pordenone (12,1%) e Milano (13,4%). Questo il quadro elaborato dall’Ufficio studi della Cgia che "nel pieno di un’estate torrida e sempre più segnata dalla siccità, con un’emergenza idrica che si aggrava di giorno in giorno", si chiede se l’Italia si può permettere di disperdere il 42 per cento dell’acqua potabile a causa di una rete di distribuzione ormai palesemente inadeguata. "Ogni giorno si perdono 157 litri d’acqua per ogni italiano, uno spreco che nel 2022 ha generato un impatto economico stimato in quasi 10 miliardi di euro all’anno", 188 milioni nelle Marche. Sarà anche per questo che la spesa media sostenuta da una famiglia di Macerata per la bolletta idrica (192 metri cubi) nel 2025 è stata di 587 euro, 107 in più rispetto al 2019, con un incremento del 14,45 nel solo biennio 2022-2023. Secondo la Cgia, bisogna innanzitutto uscire da una logica sbagliata, quella "di un Paese che gestisce l’acqua come se fosse infinita, anche se non lo è". Macerata è messa meglio di altre realtà, ma tanti comuni della provincia hanno reti fatiscenti e inadeguate. E così, qui da noi come in tutte le altre regioni d’Italia, "puntuale come ogni estate, arriva il momento in cui il rischio che l’erogazione – di un diritto, non di un lusso – possa essere contingentata smette di essere un’ipotesi giornalistica e diventa la doccia che non funziona, il rubinetto a secco, il conto che qualcun altro dovrà pagare per anni di reti colabrodo e piani idrici mai fatti".