Aveva accettato una seconda gravidanza e poi di tenere comunque quel bambino, nonostante il parere contrario di tutti i medici consultati, perché fortemente a rischio sia la sua vita che quella del piccolo. E quanto paventato dai sanitari si è poi verificato nei giorni scorsi: Francesca Mattei, 37 anni, di Veroli (Frosinone) è morta al Policlinico Gemelli di Roma dopo una settimana di coma, per le complicazioni del suo quadro clinico già molto compromesso, con un trapianto di fegato. Inutile anche il tentativo di salvare il piccolo, nato morto dopo il parto al settimo mese.Una vicenda che ha scosso tutta la comunità di Colle Berardi, la frazione di Veroli dove Francesca abitava con il compagno e la piccola Viola, avuta due anni fa, anche allora in condizioni difficili di gravidanza e parto. Un’intera comunità che si è ritrovata nell’Abbazia di Casamari per il funerale della giovane donna e del piccolo, al quale sarebbe stato imposto il nome di Santiago.Non era la sua parrocchia, quella di Casamari, ma Francesca aveva scelto la storica abbazia cistercense per suggellare quel matrimonio religioso cui teneva tanto e che era stata costretta a rimandare proprio per le sue condizioni di salute. Nel 2018, infatti, aveva subìto un trapianto di fegato e anche il ritorno alla vita normale non era stato dei più semplici.Una vita allietata però dall’arrivo di Viola, due anni fa: una nascita come un piccolo miracolo, viste le condizioni generali di salute sempre precarie. Da qui il monito dei medici: nessuna altra gravidanza. Ma una volta scoperto di aspettare un secondo bambino, Francesca era andata avanti, senza indugi, scegliendo la vita.All’inizio di luglio, però, le sue condizioni sono peggiorate e si è reso necessario il ricovero al Gemelli, dove era in cura. I medici avevano deciso di anticipare il parto, con un taglio cesareo, ma il feto era già morto nel grembo della mamma. E pure Francesca, dopo una settimana, è deceduta.Il funerale è stato celebrato da don Dino Mazzoli, parroco a Veroli ma originario della stessa frazione di Francesca, che conosceva fin da giovane, e concelebrato da don Giovanni Magnante e don Jacques Bishweka, con la piccola bara bianca posta accanto a quella della mamma:«Francesca e Santiago continueranno a vivere nel cuore di chi li ha amati: l’amore non viene cancellato dalla morte, il dolore non deve trasformarsi in disperazione», ha detto tra l’altro don Mazzoli nell’omelia, invitando tutta la comunità a proseguire nella preghiera e nell’affetto verso i familiari di Francesca. Al termine, un lancio di palloncini bianchi ha salutato l’uscita delle due bare.Iscriviti alla newsletter settimanale gratuita di “è vita”: basta cliccare qui.
Francesca e la scelta di dare la vita per il suo piccolo Santiago
Trapiantata di fegato, la 37enne ciociara aveva avuto comunque una bimba. E due anni dopo, sapendo che un’altra maternità poteva esserle fatale, non ha voluto interrompere la gravidanza







