HomeCronacaDal disastro al modello. Cultura, norme, processi. Così è cambiata l’ItaliaIl ponte Morandi come Vajont e cinema Statuto: c’è un prima e un dopo. Più controlli sulle infrastrutture e una diversa coscienza delle responsabilità.La demolizione delle pile 10 e 11. Il nuovo viadotto è sorto in due anniRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguicidi Viviana PonchiaROMAIl cemento che si sbriciola nella nebbia, il camion verde della Basko fermo a pochi centimetri dal baratro. Una roulette russa; sarebbe potuto succedere a chiunque di trovarsi lì. A sperimentare le falle di quel modello di gestione privata dell’infrastruttura pubblica, a fare i conti con la consapevolezza, rafforzata dalla sentenza di primo grado, che il disastro non fosse una fatalità e potesse essere evitato. Niente è più stato come prima. Nemmeno il modo in cui l’opinione pubblica ha seguito processi come quello per la strage ferroviaria di Viareggio (32 morti), definitivamente concluso il 25 giugno di quest’anno con la condanna dell’ex ad di ferrovie dello Stato e Rfi Mauro Moretti. Quel giorno di agosto del 2018 ha distrutto la certezza collettiva che certi luoghi sono sicuri per forza, per quanto appesi a un atto di fede come i decolli e gli atterraggi. È stato lo spartiacque che ha cambiato il modo di metabolizzare i grandi disastri in cui la natura si dichiara – ed è – innocente. Come il Vajont (9 ottobre 1963, 1917 morti), emblema globale del profitto anteposto alla sicurezza. O il naufragio del traghetto Moby Prince (10 aprile 1991, 140 morti e un superstite) che ha svelato i buchi neri dei sistemi di soccorso portuale. O ancora la strage di Linate (8 ottobre 2001, 118 morti, radar di terra non operativo), il crollo della scuola di San Giuliano di Puglia (31 ottobre 2002, 30 morti fra cui 27 bambini e la loro maestra), il disastro di Seveso all’origine della moderna coscienza ambientalista europea. E più indietro ancora, torreggiante nella scaramanzia di un titolo impronunciabile e nell’orrore dei numeri simmetrici (64 morti, 31 uomini, 31 donne, 2 bambini) il rogo del cinema Statuto di Torino del 13 febbraio 1983, che impose il ripensamento totale della prevenzione incendi in Italia.
Dal disastro al modello. Cultura, norme, processi. Così è cambiata l’Italia
Il ponte Morandi come Vajont e cinema Statuto: c’è un prima e un dopo. Più controlli sulle infrastrutture e una diversa coscienza delle responsabilità.











