È una delle più internazionali tra le artiste emergenti italiane, mescola con disarmante facilità folk, pop, jazz e avanguardia giocando sul confine tra i generi con una voce che definire preziosa è riduttivo. Milanese, 38 anni, Marta Del Grandi sta raccogliendo sempre più interesse da pubblico e critica, tutti ammaliati dalla freschezza della sua canzone d’autore, di cui l’ultimo lavoro Dream Life (uscito per la Fire Records, etichetta belga con base a Londra) ne è l’eloquente manifesto. La intercettiamo in partenza della seconda parte del tour estivo che la porterà stasera al Musicastrada festival di Vicopisano (Pisa), poi in Germania e di nuovo in Italia il 29 luglio a Milano dove aprirà lo show di Patti Smith per i 50 anni di Radio Popolare.

Dream Life mette insieme influenze e stili a volte distanti. Com’è nato questo lavoro? "Durante un periodo di grande movimento, nel pieno del tour di Selva giravo moltissimo e ho iniziato a riflettere su cosa avessi vissuto realmente e cosa sognato. È nato un disco che ragiona sull’idea del sogno in tante sfaccettature diverse, comprese quelle che ci vengono imposti come il retaggio del sogno americano".

Il disco tratta di attualità in maniera molto leggera, ma mai banale. Come ci riesce? "Sono una persona riflessiva e seria su certi argomenti, come il cambiamento climatico che è per me una vera ossessione. A volte mi stupisco come fossi una bambina, per quanto la disillusione dell’età adulta è arrivata anche per me: per questo cerco di vedere le cose con ironia".