Il guardasigilli si è arrogato un diritto che non gli spettava. E ha spiegato che si trattava di un'iniziativa del governo. Di cui lui era solo l'esecutore materiale
Il ministro della giustizia Carlo Nordio non aveva nemmeno avvisato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dell’avvio dell’istruttoria per la grazia al gioielliere Mario Roggero. E in una conversazione al Quirinale il Capo dello Stato ha dovuto «puntualizzare i limiti delle attribuzioni del ministro in tema di concessione della grazia». Perché, al di là del linguaggio diplomatico del Colle, Nordio si era arrogato un diritto che non gli spettava. Il guardasigilli si è difeso spiegando che si trattava di un’iniziativa del governo. Di cui lui era solo l’esecutore materiale.
Un retroscena di Repubblica racconta che è stata Giorgia Meloni a mandare avanti Nordio. Per fermare Roberto Vannacci, che vorrebbe candidare Roggero in Parlamento. Il Quirinale ha anche fatto circolare una lettera che l’allora presidente Giorgio Napolitano nel 2008 inviò al senatore di Alleanza Nazionale Gusao Selva a proposito della grazia a Bruno Contrada. Che secondo Selva doveva essere concessa d’ufficio. Napolitano gli spiegò che concederla a breve distanza dalla sentenza di Cassazione si sarebbe configurata come una sorta di quarto grado di giudizio, «che non esiste nell’ordinamento, determinando un conflitto tra poteri». E aggiunse anche che la grazia non è un atto che si dà perché la sentenza è stata ingiusta. E peraltro le motivazioni usciranno entro 90 giorni.










