Bologna, 17 luglio 2026 – “Più del 90% dei tratti di strada che verrebbero posti ai 30 chilometri all’ora riscontra un’incidentalità negli ultimi sette anni, dal 2018 al 2024, pari a zero. Zero incidenti, zero feriti, zero morti”. Fratelli d’Italia non ha dubbi. Città 30 non s’ha da fare, né domani, né mai, citando Alessandro Manzoni. Ecco così ecco un altro ricorso, sempre attraverso un tassista, questa volta straordinario e non al Tar, andando direttamente al presidente del Consiglio di Stato (ex ricorso straordinario al presidente della Repubblica, ndr).

Un altro ricorso targato Fratelli d’Italia: “Città 30 una forzatura ideologica”

Presentato lunedì, entro il termine dei 120 giorni, è composto da 44 pagine e altre 200 di perizia. “Un lavoro certosino”, dicono dalla sede di Fratelli d’Italia. Tanto da aver fatto l’accesso agli atti e analizzato nello specifico le 22 ordinanze su Città 30 emanate dal Comune. Ecco allora tecnici in campo, studi ad hoc sulle vie, foto delle strade, valutazioni via Google Maps e screen di tratti precisi. Insomma, dopo la partita al Tar dei mesi scorsi, con il Tribunale amministrativo regionale che aveva richiesto motivazioni specifiche per ogni via, ecco un’altra battaglia targata Fratelli d’Italia perché “il sindaco Matteo Lepore non è il padrone di Bologna e questa idea della Città 30 è solo una forzatura ideologica”, sentenzia l’europarlamentare Stefano Cavedagna.