Camera 17 luglio 2026 alle 00:33Archiviato il ko sulle preferenze: la legge passa con 217 sì. Ora tocca al Senato

La tensione si allenta alle 11,41, quando la Camera dà il via libera - senza sorprese - alla nuova legge elettorale. Applausi liberatori sul lato destro di Montecitorio, che solo due giorni prima aveva mandato il governo sotto sulle preferenze. Proteste e cartelli in quello sinistro.

Colle Oppio

La riforma proposta dal centrodestra - che prevede l’obbligo di indicare il candidato premier e un corposo premio di maggioranza per la coalizione che supera il 42% - passa con 217 voti a favore: numeri che mostrano una maggioranza di nuovo compatta, dopo lo strappo plateale sulle preferenze. All’avvio delle dichiarazioni di voto l’Aula è semi-vuota, con Riccardo Magi di Più Europa che accusa: «È un colpo di stato elettorale» che «prepara un regime». I vannacciani, forti di un protagonismo parlamentare mai così rilevante, annunciano il loro no e tornano a pungere gli alleati di Meloni che «nell’oscurità del voto» hanno «pugnalato» la premier sulle preferenze. Negli interventi che si susseguono in meno di due ore non ci sono sfumature: la maggioranza, archiviate (per ora) le preferenze, difende la legge a spada tratta lodandone l’impianto che «garantisce stabilità e governabilità»; il centrosinistra attacca a testa bassa, biasimando una «schiforma - (Nicola Fratoianni di Avs) - che rimuove la centralità del Parlamento». Dal M5S Giuseppe Conte parla di un «premio di maggioranza incostituzionale» e avverte: «Non vi permetteremo di confondere il colle del Quirinale con Colle Oppio! Uniti abbiamo fatto una battaglia in Parlamento contro la vostra arroganza e questo è solo l’antipasto». Elly Schlein punta il dito su Meloni: insegue Vannacci, è stata lei «l’assente» in Aula nel voto sulle preferenze, ha «tradito gli italiani» con le promesse disattese. «Le opposizioni, invece sono state unite in questa battaglia - rivendica - e vi manderemo a casa con qualunque legge elettorale».