La tensione si allenta alle 11.41, quando la Camera dà il via libera - senza sorprese - alla nuova legge elettorale. Applausi e strette di mano liberatorie nell'emiciclo destro di Montecitorio che, solo due giorni fa aveva mandato il governo sotto sulle preferenze. Proteste e cartelli in quello sinistro. La riforma proposta dal centrodestra - che prevede l'obbligo dell'indicazione del candidato premier e un corposo premio di maggioranza per la coalizione che supera il 42% - passa con 217 voti a favore, numeri che mostrano una maggioranza di nuovo compatta, dopo lo strappo plateale sulle preferenze.

Video I cartelli delle opposizioni: 'Meloni ha fallito'

All'avvio delle dichiarazioni di voto l'Aula è semi-vuota, con Riccardo Magi di Più Europa che, quasi in solitaria, lancia accuse pesanti come pietre: "E' un colpo di stato elettorale" che "prepara un regime". I vannacciani, forti di un protagonismo parlamentare mai così rilevante, nel preannunciare il loro no, tornano a pungere gli alleati di governo che "nell'oscurità del voto" hanno "pugnalato" la premier sulle preferenze. Per puntare il dito, subito dopo, contro il "cordone sanitario" che si vorrebbe costruire "contro il generale Vannacci". Colui che, in vista delle urne, diventerà l'incognita numero uno per la coalizione di centrodestra e per Giorgia Meloni in particolare.