Roma, 16 lug. (askanews) – La maggioranza supera lo scoglio dell’ultimo voto segreto sulla legge elettorale e approva in prima lettura la riforma fortemente voluta dalla premier Giorgia Meloni con 217 sì, 152 no e due astenuti. Quando il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, legge l’esito della votazione dai banchi del centrodestra – con l’eccezione di qualche leghista – è scattato un applauso quasi liberatorio dopo la bocciatura di due giorni fa, sempre a voto segreto, dell’emendamento sulle preferenze. Ma le tensioni nel centrodestra seguite a quel voto su cui la premier si era pubblicamente spesa non sono affatto smaltite. E, anche osservando l’emiciclo dalla tribuna stampa, sono palpabili.
La caccia ai franchi tiratori che ancora ieri teneva banco tra i corridoi di Montecitorio ha lasciato strascichi. Nicola Molteni, leghista sottosegretario all’Interno, è una furia. Vuole sapere chi lo ha accusato di essere presente sui divani del Transatlantico anziché in aula a votare. Cosa falsa visto che lui era impegnato al Senato. In aula se la prende prima con il ministro per l’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, poi va davanti ai banchi di Fdi puntando il dito in maniera accusatoria.










