«Oggi è il mio compleanno. Se a 73 anni si può avere una nuova giovinezza, io l’ho trovata qui». Don Andrea Gallo pronunciò queste parole il 18 luglio 2001, a piazzale Kennedy, durante il concerto di Manu Chao che aprì le giornate del G8 di Genova. In quella frase c’era già il senso profondo del suo rapporto con quel movimento e con quella stagione. Per molti il G8 fu una settimana destinata a entrare nella storia. Per lui fu l’inizio di un percorso che avrebbe accompagnato gli ultimi dodici anni della sua vita.

A 73 anni Don Gallo incontrò una generazione che parlava di pace, diritti, ambiente, giustizia sociale, lotta alle disuguaglianze e solidarietà internazionale. Un mondo composito, attraversato da culture diverse, che non guardò con paternalismo, ma con curiosità, rispetto e partecipazione. In quella moltitudine riconobbe una domanda di giustizia che sentiva profondamente sua.

Nei giorni del G8 si mise immediatamente a disposizione delle mobilitazioni. Insieme alle persone della Comunità di San Benedetto al Porto contribuì a organizzare punti di accoglienza e ristoro gratuiti per le migliaia di manifestanti arrivati a Genova da tutta Europa. Acqua, panini, caffè, informazioni e ascolto. Nulla da vendere e nulla da chiedere in cambio. Era il modo più naturale che conosceva per stare dentro una mobilitazione: prendersi cura delle persone. Durante quelle giornate nacque anche il Bar Clandestino, girando per la città, nel giorno dell’assedio alla zona rossa, insieme a Franca Rame. Dario Fo era molto preoccupato per la sua discesa a Genova e gliela raccomandò letteralmente.